sabato 26 gennaio 2008

On my own two feet

Il coach della piccola università Indiana-Purdue University at Indianapolis di basket inventa una nuova forma di beneficenza: per sostenere la Samaritan’s feet -che si occupa di donare calzature ai meno fortunati- ha convinto i tifosi a presentarsi al palazzetto scalzi.
Il 2008 per gli afroamericani è un anno speciale: il 4 aprile, infatti, sarà il quarantesimo anniversario dell’assassinio di Martin Luther King. Le celebrazioni in suo onore saranno molte e alcune sono già partite in questo periodo.
Su un ideale podio delle iniziative più curiose merita quantomeno la segnalazione l’idea avuta da Ron Hunter, 43enne allenatore della squadra di basket dell’università di Iupui (Indiana-Purdue University at Indianapolis).
Hunter, l’8 gennaio scorso, è rimasto colpito dall’incontro con Emmanuel Ohonme, fondatore dell’associazione Samaritan’s Feet ("i piedi dei samaritani"). Ohonme, nigeriano, nato in una famiglia poverissima, ha ricevuto il primo paio di scarpe a 9 anni e ha potuto cominciare a giocare a basket, la sua passione. Una passione che l’ha portato anche negli Stati Uniti, con la maglia dell’università di North Dakota. Ma Ohonme non voleva giocare né nell’Nba né in qualsiasi campionato. Dopo la laurea, si è dedicato per un decennio al volontariato, fondando poi a Charlotte la Samaritan’s feet, che si occupa di donare ai bambini africani delle scarpe per giocare a basket. Ron Hunter ha così deciso di dare il suo contributo, lanciando una campagna: raccogliere 40mila paia di scarpe entro il 4 aprile.
Giovedì sera all’Iupui Gymnasium a Indianapolis -in occasione dell'ultimo incontro di campionato universitario tra i Jaguars (la squadra allenata da Hunter) e Oakland- circa mille spettatori si sono presentati scalzi sulle tribune. Così lo stesso allenatore di Iupui, in abito formale e scalzo a bordocampo.
Prima dell’ultima sirena per i bambini africani erano già state raccolte più di 110mila paia di scarpe: merito anche di multinazionali come Converse e Walmart, che ne hanno donate circa 40mila.
Il coach ha dichiarato poi commosso: «I piedi mi fanno male, ma immaginate un bambino che per tutta la vita è costretto a camminare scalzo. Io lavoro in un piccolo college, ma pensate all’esempio che darebbero gli allenatori delle grandi squadre di basket, se si presentassero senza scarpe sul parquet. In compenso abbiamo ricevuto moltissime e.mail di tecnici delle high-school, che si stanno comportando come noi».
Martin Luther King aveva un sogno...

Ispirato all'articolo di Alessandro Ruta per www.gazzetta.it

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