domenica 2 dicembre 2007

L'inverno con la mia generazione

Ricordate la storia della vostra sciarpa da stadio?
La mia è "nata" l'11 dicembre 1999 a San Siro, tredicesima giornata di campionato, anticipo del sabato, ore 18.00. Il Milan di Alberto Zaccheroni (Abbiati, Maldini, Costacurta, Sala, Guglielminpietro, Albertini, Serginho, Ambrosini, Boban, Shevchenko, Bierhoff) affronta il Torino. La notte precedente fui ospite del marchese De Sade in via Valtellina ...baby just come to me/don't brake my heart tonight/swinging my soul desire/baby just come to me/be what you wanna be/using your fantasy... e quel sabato mi recai allo stadio per la prima volta con Felice, dopo la mattinata scolastica con tema in classe mensile: nel tragitto pedestre Lotto/curva Sud ci confrontammo sulle reali potenzialità di una squadra piuttosto appannata (come del resto da routine mia e di Andre sul nove tra Lamarmora e Porta Genova, quando non ci si dedicava al laborioso cicaleggio della splendida... ma come si chiamava? Mah...) sebbene campione d'Italia uscente. Milano sotto zero già alle cinque del pomeriggio, e fu così che in Fossa (e poi andammo come sempre in Brigate, e per difenderci dal freddo... ma questa è un'altra storia...) decisi di acquistare una sciarpa (in allegato, il programma F.d.L. con il diario delle ultime trasferte e il mini-poster di una bellissima coreografia "suina" di uno sfortunato derby -segnò Berti- di qualche anno addietro) pagandola diecimila lire. Il Milan superò il Toro 2-0 con rete di Bierhoff al terzo minuto di gioco e raddoppio di Sheva su rigore al minuto '75. Nel Toro lo sfortunato ex Gianluigi Lentini subentrò al minuto '62 a Francesco Coco, dall'anno successivo esplosivo terzino sinistro in corsia rossonera e idolo incontrastato del giovane Quarù.
Il Milan quell'anno chiuse terzo (l'Inter quarta a tre punti) alle spalle di Lazio e Juventus, il Torino -quartultimo- retrocedette.
Quell'anno partecipai alla prima stagione della "nostra" Lega Fantacalcio con la Matador Nine Group, generosa compagine nonostante il modulo a una sola punta (dovrei rivendicare forse la paternità calcistica dell'albero di Natale?) 'fantacalcisticamente' poco proficuo. Il giorno dell'asta da Gianni infatti, dopo aver pagato uno sproposito Marcelo Salas, quell'anno campione d'Italia con la Lazio, fui costretto per improrogabile incombenza (a diciott'anni le così designate non si contano, la mia quel giorno si chiamava Sissy P.) ad abbandonare il tavolo delle trattative, rientrando a centravanti titolati ormai battuti. Un longilineo portiere gallico di diciott'anni dai capelli color ghiaccio e in forza al Verona nel suo primo anno "italiano" difese la porta della Matador 9 per l'intera stagione (da allora milita nell'Estudiantes, nata dalle ceneri della M9G, pesa circa trenta chili in più ma è sempre fortissimo). La squadra disputò un campionato dignitoso, centrando un terzo posto alle spalle della Real Felix (squadra di antichi fasti ma di nobiltà ormai decaduta e sconfitta nel primo confronto di quell'anno con un antologico 6-5) e della Longobarda di Marco.
Ma torniamo alla sciarpa, perchè da quel giorno non me ne sono più separato, e quella di Felice -molto simile alla mia ma con campo grigio anzichè rosso- finì nientemeno trionfalmente esposta nella foto di classe di quell'anno, seconda liceo classico.
Quella sciarpa ha assistito a Manchester alla mia più grande gioia sportiva (ultimo Mondiale escluso) anche se in quell'occasione, causa errore di percorso, dovetti tenerla legata sotto la maglietta double dell'Inghilterra, perchè i gulliveriani Drughi miei vicini di posto -brave persone sì, ma con una poco istruita vena umoristica- forse non avrebbero altrimenti apprezzato. Quella sciarpa nel 2005 ha testimoniato il primo tempo più bello della storia del calcio, salvo poi curarsi delle lacrime versate a poco più di un'ora di distanza nell'infausta satrapia di Ataturk.
Con quella sciarpa ho mangiato il miglior kebab della mia vita dirimpetto allo stade De Gerland di Lione e, causa medesima, ho buone ragioni per credere di aver rischiato la pelle a Marassi in data 31 ottobre 2004 (Sampdoria-Milan 0-1, per coincidenza ancora Sheva -uno che tutto sommato non era solito marcare così spesso!- ma a volte le circostanze...) perchè è ragionevole pensare che i pingui improperi di un pittoresco blucerchiato fossero riservati con così mite indulgenza proprio a me (e a Felice ovviamente). Ma la pelle l'ho rischiata anche a Milano quando in viale Bligny, a seguito di un beffardo derby clarenziano, un mesto tifoso nerazzurro non mi sembrò aver particolarmente gradito un mio docile e spassionato sorriso di commiserazione -noblesse oblige- ma poi, si sa come si risolvono queste questioni, è finita a birra, da lui pagata, e sigarette da me profusamente elargite che nemmeno durante il Risiko...
Un giorno (8 marzo 2005, Champions League, Milan-Manchester United 1-0) in Axum, un ardimentoso red devil mi propose, come da assodata consuetudine del tifo anglosassone, lo scambio della mia sciarpa con la sua (un'incantevole tubolare rossa con l'illustre sigla UTD in cubitali bianchi) ma io, con storico rifiuto, ho cordialmente declinato l'invito (causa difficoltosa padronanza dell'idioma inglese, non sono certo di quale effetto possa aver sortito la mia macaronica risposta) ripensando poi molto a lungo a quell'istante, con il vanto disingannato che vuole essere dei compagni di lungo corso per non aver mai tradito la consorte nonostante le incidentali e seducenti malie trascorse.
È scontato poi che io avessi la sciarpa -e ne sarebbero occorse altre sei- quando il 25 gennaio scorso (Coppa Italia, Milan-Roma 2-2) una fiabesca nevicata sotto i riflettori del Meazza restituì -dopo un caffè come si deve- un senso alla serata serata mia e di Andrea, Felice, Lorenzo e Cine, tutti degenti dopo quella bella trovata.
Ci sarebbero moltissimi altri ricordi legati a questa sciarpa e forse altri verranno, perchè credo che la indosserò ogniqualvolta allo stadio per qualche tempo ancora, almeno finché Maldini (insieme all'Ambroeus, unico reduce della formazione di quel Milan-Torino) non farà domanda di congedo dalla carica di capitano, dileguandosi dopo un saluto sommesso o tra gli sfarzi primaverili della Prospettiva Nevskij... ma no, anche questa in fondo è tutta un'altra storia...

1 commento:

Anonimo ha detto...

La sciarpa è davvero come la descrivi, una fedele compagna che ti sostiene quando c'è da esultare, ti consola quando è tempo di soffrire e nel mezzo ti tiene pure caldo! io ho 2 sciarpe storiche: la mitica tubolare rossonero-grigia degli anni del liceo e l'attuale compagna. il cambio, sofferto, è avvenuto in occasione della vittoria di manchester 2003: un evento storico, vincere la coppa dopo aver eliminato merdazzurri in semi e battuto i gobbi in finale, imponeva un avvicendamento. la prossima è ben lontana da venire... questa per ora fa ancora bene il suo sporco lavoro...